'Spartiti musicali' nella Grecia ellenistica: pluralità delle occasioni del canto e discontinuità della tradizione

Title'Spartiti musicali' nella Grecia ellenistica: pluralità delle occasioni del canto e discontinuità della tradizione
Publication TypeBook Chapter
Year of Publication2002
AuthorsPernigotti, C, Prauscello, L
Book TitleGrecia. Atti del convegno Mittelfest 2001. Inaugurazione. Cividale del Friuli 20 luglio 2001
Pagination28-37
PublisherMittelfest in coproduzione con la Scuola Normale Superiore di Pisa
CityTrieste
Keywordsdocumenti musicali, esecuzione, notazione, Oralità
Abstract

Perché la maggior parte dei documenti musicali della Grecia antica in nostro possesso sono posteriori di almeno due secoli alla grande stagione del teatro attico e della musica corale nel V sec. a.C.? In primo luogo, la modalità di diffusione e trasmissione della musica era soprattutto orale, aperta all'autonoma ricreazione da parte di ogni interprete (si pensi alle performances simposiali) e facilitata dall'osservanza di schemi melodici tradizionali che non richiedevano un complesso sistema notazionale. Del resto, nelle scene di scuola della ceramografia attica di V sec. a.C. l'allievo sembra apprendere la musica per via mimetica, 'tentando di riprodurre il più fedelmente possibile la gestualità e prassi esecutiva del maestro', come chiarisce anche Plut. mor. 790e7-f12 (cfr. Ael. v.h. 3,32): composizione-esecuzione e notazione erano percepite come attività distinte; allo stesso modo gli aspetti teorici erano pertinenti esclusivamente all'ambito della speculazione filosofico-matematica. In secondo luogo, in età ellenistico-romana, 'la trascrizione fisica della partitura non serviva unicamente a garantirne la diffusione e riproducibilità ad opera di ogni potenziale fruitore e/o esecutore […], ma rispondeva soprattutto all'esigenza della singola performance' [32]; quando si tratta di papiri con notazione di testi di V sec. a.C. (ad es. il P.Leid. inv. 510), essi si presentano come suites di brani apprestate a proprio uso dal musicista, e recano quindi, rispetto alla tradizione mss. medievale, notevoli varianti testuali, legate agli aspetti performativi dei testi eseguiti. Già nel III sec. a.C. si crea, dunque, una separazione fra trasmissione della notazione musicale, condizionata dalle concrete esigenze degli esecutori, e trasmissione del testo: già per i filologi alessandrini la produzione arcaica e classica doveva essere sentita come destinata esclusivamente alla lettura, lasciando ai musicanti il predominio sulla trasmissione-rielaborazione dell'accompagnamento musicale [33].

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