The strangeness of 'song culture': Archaic Greek poetry

TitleThe strangeness of 'song culture': Archaic Greek poetry
Publication TypeBook Chapter
Year of Publication2000
AuthorsKurke, L
EditorTaplin, O
Book TitleLiterature in the Greek and Roman worlds: a new perspective
Pagination58-87
PublisherOxford University Press
CityOxford
ISBN9780192100207
Abstract

Nel tentativo di ricostruire ipoteticamente, attraverso la frammentaria tradizione della lirica greca arcaica, la 'civiltà del canto' ('song culture'), diffusa in Grecia fino al V sec. a. C., bisogna evitare di imporre proiezioni moderne. La lirica era eseguita in determinati contesti pubblici e privati e il suo scopo, in una società priva di istituzioni scolastiche con un'esigua struttura statale, era quello di formare gli individui come soggetti sociali, permettendo l'affermazione di una loro specifica identità; in questo senso la lirica fu condizionata dallo sviluppo della polis. La particolare natura della lirica greca arcaica impedisce di pensare che l''io lirico' riflettesse la reale identità del poeta, perché la prima persona poteva essere quella di una persona fittizia, come esplicitamente testimoniato dalla tradizione. I nomi dei poeti, più che rappresentare il vero autore, riflettono l''autorità tradizionale' ('traditional authority'), intorno a cui sono cresciuti i corpora poetici, contenenti anche materiale allotrio, ma simile formalmente e ideologicamente al materiale autentico. Nei primi cento anni del periodo tra il 650 e il 450 i poeti non furono figure professionali; fu a partire dalla metà del VI sec. che, grazie al mecenatismo dei tiranni, cominciò la professionalizzazione dei poeti, processo che può dirsi compiuto con Simonide [59-63]. Ogni genere era legato all'occasione; i principali contesti performativi furono il simposio, ristretto a piccoli gruppi di hetairoi, e i grandi eventi cittadini a cui partecipava l'intera comunità. I differenti contesti condizionavano le posizioni ideologiche espresse nella poesia: valori aristocratici nella poesia simposiale; valori per lo più egalitari nella poesia dei festivals. Secondo l'accezione moderna, nella lirica sono compresi giambo, elegia, melica, a sua volta distinta in monodica e corale [64-68]; di ciascun genere viene proposto un quadro sintetico comprendente le caratteristiche formali, gli autori e i passi più significativi, le occasioni performative [69-84]. Dalla metà del V sec. tragedia e commedia divennero i generi dominanti, inglobando nella loro struttura anche quei generi precedentemente indipendenti; cercarono di competere con il dramma i poeti ditirambici, che determinarono una rivoluzione musicale, abbandonando la struttura strofica tradizionale a favore di forme astrofiche e mescolando ritmi e armonie differenti all'interno dei singoli componimenti. A causare la crisi della lirica contribuì in modo decisivo il nuovo modello di educazione proposto dai sofisti; la poesia lirica perse così il suo ruolo sociale e fu relegata alla sfera privata: nei simposi privati sopravvissero l'elegia e la monodia [85-87]. [Dario D'Ecclesiis] [POIESIS 1-00-0624]

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