Tra pitagorismo post-architeo ed aristotelismo: il ‘mousikos’ Aristosseno di Taranto nell’Atene dell’età di Filippo II e di Alessandro Magno

TitleTra pitagorismo post-architeo ed aristotelismo: il ‘mousikos’ Aristosseno di Taranto nell’Atene dell’età di Filippo II e di Alessandro Magno
Publication TypeJournal Article
Year of Publication2001
AuthorsCordiano, G
Ancient AuthorsAristoxenus Mus. (TLG 0088), Archytas Phil. (TLG 0620), Aristoteles et Corpus Aristotelicum Phil. (TLG 0086)
JournalQuaderni Urbinati di Cultura Classica
Volume98, n.s. 69
Issue3
Pagination145-157
Abstract

Dei molti recenti studi su Aristosseno, 'un posto di primo piano' ha la monografia di A. Visconti, del 1999, che ha sanato la dicotomia spesso esistente fra l'indagine sugli aspetti storiografico-letterari e quelli musicologici di questo poliedrico autore [145-9]. Merita un approfondimento, comunque, il lungo soggiorno attico di Aristosseno (340ca.-322a.C.); interessante è l'assenza di ogni notizia o cenno circa una eventuale frequentazione aristossenica dell'Accademia, per cui 'con Aristosseno pare insomma interrompersi […] quella fitta rete di relazioni fra pitagorici tarantini […] e accademici ateniesi' di cui esempio sono in primis i rapporti intercorsi fra Platone e Archita. Il fatto si collega all'orientamento politico ostile a Dionisio II assunto dagli accademici guidati da Speusippo (in Sicilia dal 361 a.C.) nella contesa fra Dionisio II e Dione, in netto contrasto con il sostegno a Dionisio II da parte della Taranto architea e post-architea. Aristosseno probabilmente evitò deliberatamente di frequentare l'Accademia (retta da Speusippo fino al 339/8 ca. e poi da Senocrate, entrambi coinvolti nelle trame anti-dionisiane) [153]. E' dunque verosimile che quando Aristotele fondò il Peripato nel 335/4, Aristosseno fosse al suo fianco, 'visto che Aristotele lo incaricò di tenere nella sua scuola cicli di lezioni di musicologia', poi divenute gli Elementa Harmonica. Potrebbero aver giovato anche circostanze 'politiche': in quegli anni Taranto - da cui Aristosseno proveniva - aveva chiamato in proprio aiuto Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno di cui Aristotele era precettore. Per quanto concerne il mancato accesso di Aristosseno allo scolarcato peripatetico (espressamente ricordato nella Suda), è possibile connetterlo al fatto che l'ancora pitagorico Aristosseno doveva essere legato al modello del bíos praktikós, da lui non a caso celebrato nella biografia di Archita (frr. 47-50 W.): dopo il 323/2 le mutate condizioni politiche ateniesi non rendevano più proponibile un tipo di istruzione 'universitaria' 'che prediligesse il fine di formare filosofi direttamente impegnati nell'amministrazione delle poleis' [156]. [Gianfranco Mosconi]

URLhttp://www.jstor.org/stable/20546706

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